TR: WorldTR1TR2TR3Last RevelationChroniclesAODLegendAnniversaryUnderworldMoviesForum
myspace  Canale YouTube  RSS
TRS.it » Fanzone » Sceneggiature » Elevation
Elevation

Elevation by Andrea Coco

Il filmato inizia con l’inquadratura ravvicinata della pulsantiera di un ascensore. Il display a caratteri rossi, che indica il piano, scorre velocemente: settimo piano, ottavo, nono… (Come musica di fondo (ovviamente) la canzone degli U2 “Elevation”).

Non appena Bono inizia a cantare, l’inquadratura si sposta su un computer palmare, nel quale si vede la banda degli U2 interpretare la canzone “Elevation”.  Al di là delle mani affusolate, che reggono l’oggetto, non si riesce ad intravedere nient’altro della persona.

Una voce femminile sintetizzata avverte che l’ascensore è arrivato al 15° piano.

Le porte d’acciaio lucido dell’ascensore si aprono ed ora possibile ammirare  il possessore del computer palmare. Un uomo sui quarant’anni, di corporatura atletica e con il cranio rasato. Indossa una tuta nera e hai piedi due stivali del medesimo colore.

Attraversa con passo spedito un corridoio in penombra, rischiarato solo dalle luce dei monitor che mandano in onda il video degli U2.

Si avvicina ad una porta, poggia la mano su un pannello illuminato e pronuncia il suo nome: Offa Von Thunderbolt.

La porta si apre su un vasto locale circolare illuminato da due grandi oblò che permettono di ammirare Dublino dall’alto: la cattedrale di San Patrizio, il Castello, il Trinity College e più lontano il porto. La stanza è piena di computer di varia forma e grandezza e lungo le pareti tra le finestre sono collocati degli armati che ospitano altri apparati. Sul pavimento si stende una fitta ragnatela di cavi di tutti i colori.

Poggia il palmare su un tavolo e guardando fuori campo dice: “Rudolf, gli U2 mi piacciono. Dobbiamo clonarli. Al lavoro”.

Prende posto dietro un tavolo nero lucido. Come  sfiora con le mani la superficie del mobile, si accende la tastiera luminosa ed un video al plasma.

Le sue dita scorrono veloci sui tasti ed il terminale mostra la mappa della città vista dall’alto.

“Bene vediamo dove si trovano. Ah eccoli! Rudolf accendi il cannone elettronico”.

Per la prima volta viene inquadrato l’assistente, un titano dai lineamenti del volto marcati e con i capelli biondo oro, intento a girare alcune leve.

Dall’antenna collocata sulla torre parte un segnale che raggiunge un satellite collocato in orbita geostazionaria.

Questi si muove rapidamente e a sua volta punta una delle antenne contro la Terra.

Dal satellite parte un raggio che investe gli U2, intenti a suonare all’interno di uno studio di registrazione.

Il gruppo si materializza all’interno di una cella le cui pareti appena sono formate da un invisibile ma indistruttibile campo energetico.

Offa è contentissimo. “Bene – dice sfregandosi le mani - ora suonerete solo per me, mentre i cloni lavoreranno al vostro posto”.

E rivolto al suo assistente: “Sono o non sono un bravo scienziato criminale?”.  

Gli U2 clonati si rivelano essere tuttavia un disastro: sono stonati e sono dei mediocri musicisti.

La notizia esce sui giornali, telegiornali, fa il giro del mondo ed arriva fino a Lara Croft.

“Solo una persona può aver fatto una cosa simile – dice Lara al suo fido collaboratore Chase Carver – e noi sappiamo benissimo che è. Andiamo”.

Cambio immagine e si vede un elicottero che sta sulla verticale della torre di Von Thunderbolt.  A bordo c’è Lara Croft e alla guida del velivolo Chase Carver.

Lara mediante una fune si cala sul tetto dell’edificio e con una granata fa saltare la porta blindata che conduce ai piani inferiori.

L’esplosione richiama l’attenzione dello scienziato, intento ad ascoltare il concerto dal vivo degli U2, che senza scomporti più di tanto dice: “Gunther occupati tu della signorina che io sono molto occupato”.

Il mostro si fa sotto ma Lara è troppo agile e veloce per lui e con una serie di colpi molto ben assestati lo fa arretrare, finché con un’ultima mossa lo spinge bruscamente contro un oblò.

Sulla finestra compare una sottilissima ragnatela che rapidamente si allarga finché il vetro cede e Gunther precipita di sotto.

In quell’istante Offa Von Thunderbolt accorre brandeggiando un fucile a pompa. Ha capito che qualcosa non è andato per il verso giusto.

Lara tira fuori da una tasca la beka di Sethi I, lo scettro simbolo del potere che il faraone aveva ricevuto al momento della sua incoronazione, e lo punta contro lo scienziato. Dall’oggetto parte un raggio che fonde l’arma.

Offa, spiazzato da una simile mossa, fugge ma Croft lo insegue nella sala adiacente dove si trovano gli U2.

Con lo scettro distrugge la loro prigione e poi tira fuori dalla sacca una chitarra che passa a Bono. “Suona questa. Vedrai che musica – gli dice.

 Bono non si fa pregare e dallo strumento escono onde sonore che investono i computer facendoli esplodere.

Inizia una reazione a catena che coinvolge tutti gli apparati presenti in sala.

Von Thunderbolt approfitta della confusione per tentare di guadagnare l’uscita ma in prossimità della porta viene raggiunto e travolto da un’esplosione.

Offa e Gunther, legati come salami, riprendono i sensi all’interno di un furgone blindato della Garda (la polizia irlandese). Il cyborg è parzialmente bendato mentre lo scienziato ha il volto e le mani coperte da numerosi cerotti.

Davanti a loro ci sono Lara e Bono, che gli sta porgendo un CD. “Se tanto ci sentite a sentire la nostra musica…eccola”.

“Ma io preferisco sentirla dal vivo – gli risponde Offa mentre vengono chiuse le porte.

Il mezzo parte scortato da numerose automobili della Garda che hanno le sirene accese.

Mentre il furgone sfreccia per le vie di Dublino, Offa e Gunther ascoltano con il walkman “Elevation”, muovendo il busto al ritmo della musica.

“Gunther – dice lo scienziato – ogni sconfitta è una lezione da apprendere. La prossima volta prima cloniamo Lara Croft”.

Il Cyborg risponde con un grugnito di rabbia. “Ahh, stai zitto! Tu sei una macchina, che ne capisci di donne”.

Detto ciò, appoggia la nuca alla parete, chiude gli occhi e, concentrandosi sulla musica, sussurra: “Che musica, che donna”.
 
FINE