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Da una videogiocatrice, con affetto...

di Emiliana V. Parodi

Parità dei sessi nei videogiochi? Non ci siamo nemmeno vicini.
Personalmente, non sono mai stata una simpatizzante degli atteggiamenti femministi; ma spesso, osservando le figure femminili inserite come protagoniste (o meno) nei videogiochi, ho provato la fastidiosa sensazione di trovarmi di fronte non a personaggi realistici, ma a proiezioni dell'immaginario erotico maschile: poco credibili, insomma.
Si tratta di donne iperboliche, tutte modellate su uno stereotipo estetico alla Jessica Rabbit.
Come non notare l'esasperante attenzione per certi attributi anatomici così esageratamente strizzati in tute aderentissime o succinti corpetti? Per fare un esempio, basti pensare a Lara Croft, la sexy-eroina del noto Tomb Raider.
L'atletica fanciulla si muove fra mille pericoli, creature mostruose, crepacci e dirupi, jungle e caverne, armata fino ai denti e vestita (ma si può dire vestita?) di un body e un paio di microscopici pantaloncini.
Il minimo che viene da chiedersi è: non scegliereste una tenuta più adatta, se non altro per non sbucciarvi le ginocchia?Per non parlare della possibilità, a dir poco voyeuristica di "spogliare", con determinati programmini, l'ignara bambolona: ma ragazzi, come vi siete ridotti? Se poi nei videogiochi le figure femminili sono solo di contorno, la situazione si fa addirittura grottesca.
In Duke Nuke'm 3D, infatti, il protagonista che si aggira, armato come Rambo, nelle labirintiche sale di costruzioni postmoderne, incontrando sul suo cammino di sangue seminude e disarmate ballerine spogliarelliste può, se lo desidera, trucidarle a raffiche di mitra, ricompensato da una pioggia di dollari.
Carino, vero? Quando la protagonista di un videogioco farà innervosire il giocatore perché troppo simile, per qualche motivo, alla mamma, alla sorella o alla fidanzata, allora sì che si potrà parlare di parità dei sessi. Ma i maschietti lo comprerebbero?